Cultura 

Alluvione 1970, allo Studio Mascherona le immagini “ritrovate” dei fratelli Silingardi

Con il patrocinio del Comune di Genova, dal 4 al 18 ottobre una mostra e un libro raccontano i giorni del 7-8 ottobre 1970 tra memoria civile e attualità

Una città travolta dall’acqua, il fango, i volti, le mani dei ragazzi che spalano, le auto ammucchiate fino al mare. È l’album doloroso e necessario che Adriano Silingardi riporta alla luce con “ALLUVIONE – Genova 7-8 ottobre 1970”, mostra e volume che, con il patrocinio del Comune di Genova, aprono sabato 4 ottobre 2025 alle ore 17 allo Studio Mascherona (salita di Mascherona 16 rosso). L’esposizione sarà visitabile fino al 18 ottobre, dal martedì al sabato, ore 16–19; l’inaugurazione coinciderà con la presentazione del libro.

Mostra e progetto editoriale

Il percorso accosta stampe vintage del 1970 a nuove stampe digitali ricavate dai negativi originali, per un totale di circa 250 immagini salvate tra provini, carte e rullini superstiti. Il libro-catalogoAlluvione – Genova 7-8 ottobre 1970, Youcanprint 2025, 160 pagine, 180 fotografie in b/n, ISBN 979-12-24023-38-8 – amplia lo sguardo con un breve excursus sulle principali alluvioni a Genova, includendo scatti inediti del 1953.

Alla base del progetto c’è il lavoro d’archivio di Adriano Silingardi: chiamato a ripercorrere quei giorni di reportage condivisi con il fratello Fulvio, scomparso nel 2019, ha ritrovato un patrimonio più ampio del previsto, perlopiù inedito. L’intento, sottolinea, è trattare la tragedia del 1970 non solo come ricostruzione storica, ma come racconto ancora contemporaneo, capace di interrogare la città su vulnerabilità e scelte urbanistiche.

Le fotografie: luoghi, tempi, persone

«Recentemente mi è stato chiesto di raccontare la mia esperienza di giovane fotografo nei giorni dell’alluvione del 1970 – spiega Adriano Silingardi -. Ho frugato nei miei archivi per rinfrescarmi la memoria; con mia grande sorpresa mi sono accorto che avevo molto più materiale di quello che ricordavo. A quel punto ho capito che la quantità delle fotografie disponibili e la loro importanza, oltre al fatto che erano quasi del tutto inedite, potevano essere un’occasione per farle conoscere e per cercare di parlare di quell’evento non come semplice ricostruzione storica ma come qualcosa di contemporaneo. In mostra sono esposte stampe vintage del 1970, oltre a stampe digitali dai negativi originali. Il libro-catalogo racconta anche brevemente la storia delle principali alluvioni in città, con foto inedite del 1953. Nel 1970 lavoravo con mio fratello Fulvio e le fotografie dell’alluvione sono state scattate da tutti e due. Nel mio archivio sono rimasti una ventina di negativi completi da 35 mm, tutti gli altri rimasero probabilmente vittime della confusione che regnava nello studio e purtroppo non sono più riuscito a recuperarli; per fortuna avevo conservato anche una scatola di stampe originali. In quei giorni frenetici una casa editrice genovese decise di fare uscire con il nostro aiuto un piccolo libro di fotografie dal titolo “Genova, immagini di una tragedia”. Fu un vero instant book, un’impresa notevole considerata la tecnologia editoriale di quegli anni, ben diversa dalle meraviglie del digitale di oggi! Nei mesi successivi uscirono altre pubblicazioni con le fotografie nostre e di altri fotoreporter cittadini. Non si conoscono moltissime foto di quei giorni, non esistevano smartphone o camere digitali, la fotografia era un mestiere o una passione per pochi. La maggior parte delle nostre fotografie sono state scattate nel centro città, tra il quartiere della Foce, corso Torino, Via Casaregis, Portoria, via XX Settembre, piazza Colombo, Brignole, poi Marassi, Borgo Incrociati, via Canevari, via Ferreggiano. Facemmo anche una rapida incursione a Ponente, tra Sestri e Voltri, ma di quelle zone purtroppo sono rimaste pochissime foto, per le ragioni logistiche che spiegavo prima. Le prime fotografie, scattate il primo giorno e la prima notte, raccontano il momento del pericolo e dell’emergenza, la sorpresa delle persone e la distruzione delle cose, l’impressione dell’acqua ancora presente. Nelle fotografie dei giorni successivi si mostra prepotentemente l’energia e la volontà dei genovesi (e non solo) di ripulire, recuperare, ricominciare. Moltissimi furono i giovani, arrivati anche da fuori città, che si dedicarono a spalare il fango e ad aiutare la ripresa, come già era successo a Firenze qualche anno prima; era la generazione del ’68, portatrice di nuovi fermenti e impegno sociale. Molte fotografie documentano la distruzione delle attività commerciali, artigianali e industriali della città. Particolare impressione, anche dopo così tanti anni, si prova a vedere i grovigli di automobili stritolate e scaraventate ovunque, molte finirono addirittura in mare; alcune foto mostrano piazzale Kennedy alla Foce diventato la discarica per centinaia di rottami di auto. Naturalmente le fotografie non possono non ricordare anche i 35 morti di quelle giornate e gli 8 dispersi; le vittime totali furono 43, lo stesso numero di un’altra recente tragedia genovese, il crollo del ponte Morandi. La qualità fotografica è discontinua, le difficoltà sul campo e la fretta di sviluppare e stampare il materiale non sempre hanno dato risultati tecnici e stilistici adeguati, ma la forza delle immagini non esce indebolita dai graffi, la polvere o le sfuocature. L’intero corpo di foto che si è salvato ammonta a solo 250 immagini diverse tra negativi e stampe, quelle scattate erano certamente molte di più»

Una memoria che parla al presente

Le pagine e le stampe dialogano con la storia urbanistica genovese: costruzioni nelle aree di esondazione, cementificazione delle alture, corsi d’acqua costretti, ferite che nel tempo hanno reso il territorio fragile. L’esposizione richiama anche gli interventi più recenti e le opere avviate per ridurre il rischio, ma invita a guardare oltre l’emergenza, a partire dall’educazione alla consapevolezza del territorio.

Lo spazio espositivo e gli autori

Mascherona studio d’arte, fondato da Luciana Trotta e Adriano Silingardi, prosegue la vocazione del precedente atelier di via San Luca: pittura, scultura, ceramica si intrecciano con fotografia storica e contemporanea, in un laboratorio espositivo nel cuore del centro storico.

Adriano Silingardi (1951) vive e lavora a Genova. Fotografo, ricercatore e collezionista, ha fotografato Genova, il suo centro storico e le trasformazioni urbanistiche e umane della città. Segue e fotografa i movimenti sociali e politici dalla fine degli anni ’60. Ha pubblicato diversi libri fotografici e curato cataloghi e mostre come Gli anni del ‘68 (2018, con R.Rossini e G.Galletta) e Le stagioni della fotografia militante 1960 – 2020 (2021, con P.De Ferrari e G.Galletta). Si interessa alla fotografia antica, con particolare attenzione al Vicino Oriente e all’area mediterranea tra ‘800 e ‘900. Su questi temi ha prodotto e allestito mostre a Roma (2003) e Genova, Palazzo Rosso (2014, 2017). Tra i suoi libri: L’Occhio della Sublime Porta, un viaggio fotografico nell’Impero Ottomano (2003), Luoghi Perduti – l’altra Genova (2016), Luci d’Oriente, le fotografie dei fratelli Zangaki (2016), Genova in Movimento 1970 -1980 (2017), Gente di Prè (2017), Luigi Fiorillo, l’avventuroso fotografo di Alessandria d’Egitto (2018), La città invisibile – una storia fotografica di via della Madre di Dio (2018), Una famiglia al G8, diario, foto, documenti (2021), Linee d’ombra (2024).
Fulvio Silingardi, Genova (1948 – 2019). Fotografo in gioventù, uomo dai molti interessi, impegnato nel sociale, animatore di comitati per la difesa dell’ambiente cittadino contro l’inquinamento industriale.


MOSTRAALLUVIONE – Genova 7-8 ottobre 1970. Fotografie di Adriano e Fulvio Silingardi
Dove: Studio Mascherona, Salita di Mascherona 16 rosso, Genova
Quando: 4–18 ottobre 2025 | mar–sab 16:00–19:00
Apertura e presentazione del libro: sabato 4 ottobre, ore 17

Un appuntamento di memoria collettiva che restituisce alla città il volto di quei giorni e, insieme, una domanda: quale lezione vogliamo trattenere per il futuro di Genova?


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